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Ascolto e riascolto i canti che il coro, 'La Faita', ha inciso sul suo ultimo CD ed ogni volta che lo faccio, pur conoscendoli ormai a memoria nelle parole e nella melodia, scopro qualcosa di nuovo che mi coinvolge e mi emoziona. Dipenderà certo dal mio stato d’animo: una volta sereno, un’altra un po’ triste e preoccupato, altre ancora annoiato; eppure i canti che conosco, siano essi in italiano, in dialetto bresciano o di altre regioni, in latino, in provenzale, in ebraico o in inglese ( e il coro 'La Faita' ne conosce veramente tanti ), hanno sempre qualcosa di nuovo da comunicarmi. Com’è possibile? Credo che la spiegazione sia al tempo stesso, semplice ed unica: un coro non può comunicare o suscitare emozioni attraverso i propri canti, se prima non le vive interiormente. E questo deve accadere ogni qualvolta che il coro si esibisce, anche proponendo brani ripetuti decine e decine di volte, provati e riprovati nelle faticose sere di preparazione alle esibizioni ed ai concerti. Un po’ come quando, da piccoli, la mamma o il papà, oppure il nonno, ci raccontavano le 'storie' prima di addormentarci: erano sempre le stesse, ascoltate un’infinità di volte, ma sempre piacevoli ed emozionanti, perché gli stessi narratori diventavano parte attiva della storia, la vivevano e la condividevano con noi, suscitandoci sensazioni davvero particolari che ancora oggi vorremmo provare. Ecco, il coro 'La Faita', attraverso i suoi canti riesce ancora a fare questo: impara e vive interiormente le 'storie' di periodi, paesi e luoghi diversi, si lascia coinvolgere ed emozionare, quindi le propone al suo pubblico perché anch’esso viva le stesse sensazioni. E ...credetemi: sono emozioni che meritano davvero di essere vissute!
F.L

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